Comprendere la sindrome
La sindrome post-acuta da vaccino COVID-19 (PACVS) è una condizione clinica proposta che comporta sintomi persistenti e multisistemici che si sviluppano settimane, mesi o addirittura anni dopo la vaccinazione COVID-19. È distinta dalle reazioni acute al vaccino e condivide caratteristiche con sindromi post-virali come la ME/CFS e la disautonomia, ma sembra coinvolgere meccanismi unici innescati dall’esposizione al vaccino mRNA.
La PACVS è ancora oggetto di studio, ma le recenti ricerche di laboratorio e l’esperienza clinica indicano un modello complesso di disfunzione immunitaria, lesioni mitocondriali, irritazione vascolare e rottura sistemica dei meccanismi energetici e di riparazione.
Meccanismi proposti alla base del PACVS
- Persistenza della proteina Spike
Gli studi hanno dimostrato che in alcuni individui la proteina spike può rimanere rilevabile nel plasma sanguigno e negli esosomi (minuscole vescicole secrete dalle cellule) molto tempo dopo la vaccinazione. Questa proteina spike è spesso non legata e biologicamente attiva, in grado di stimolare il sistema immunitario e di interagire con i tessuti di tutto il corpo.
La proteina spike persistente può spiegare il motivo:
- Attivazione immunitaria cronica
- Sintomi vascolari
- Stanchezza post-sforzo
- Risposte autoimmuni
Questo è stato misurato utilizzando saggi ultrasensibili delle proteine di punta che hanno come obiettivo la variante originale di Wuhan.
- DNA plasmidico nelle cellule immunitarie (PBMC)
I vaccini a mRNA sono prodotti utilizzando modelli di DNA plasmidico. In alcuni individui, frammenti di questo DNA (come l'enhancer di SV40, la regione ori e le sequenze codificanti di spike) sono stati rilevati nei PBMC, un tipo di globuli bianchi coinvolti nella difesa immunitaria.
Ciò solleva il timore che le cellule immunitarie possano:
- Assumere involontariamente il DNA plasmidico
- Rimanere in uno stato attivo o reattivo
- Contribuire alla segnalazione prolungata legata ai picchi 
Sebbene questo rimanga un argomento di ricerca, la sua presenza a distanza di anni suggerisce un potenziale di persistenza immunitaria che va oltre l'intento originario della vaccinazione.
- Disregolazione immunitaria e autoanticorpi
I test hanno rivelato:
- Neutrofili e globuli bianchi bassi (indicativi di soppressione o deplezione immunitaria)
- D-dimero elevato (marcatore di coagulazione o infiammazione)
La presenza di autoanticorpi mirati:
- recettori β1/β2-adrenergici (legati alla frequenza cardiaca e alla pressione sanguigna)
- Recettori muscarinici (M3/M4) (coinvolti nella funzione intestinale, salivare e del sistema nervoso)
- recettori ACE2 e AT1R (che regolano il tono vascolare e la segnalazione infiammatoria)
Questi autoanticorpi sono associati a:
- Infiammazione vascolare
- Disautonomia e sintomi simili a POTS
- Affaticamento, sintomi cognitivi e crolli post-sforzo
- Disfunzione mitocondriale e catabolismo dei tessuti
I test funzionali spesso mostrano:
- Acido succinico elevato, che indica un blocco del Complesso II (succinato deidrogenasi) della via energetica mitocondriale.
- Lattato elevato, piruvato basso e LDH elevato, che segnalano un passaggio al metabolismo anaerobico.
Cos'è il Complesso II?
Il Complesso II è una parte fondamentale del sistema mitocondriale che converte il succinato in fumarato, contribuendo a generare energia cellulare (ATP). Quando è bloccato, porta a una scarsa produzione di energia e a un aumento dello stress ossidativo.
In parallelo, molti individui mostrano:
- Pochi aminoacidi essenziali e a catena ramificata
- Perdita di peso continua e cedimento muscolare nonostante un'alimentazione adeguata
- Cambiamenti simili alla cachessia - uno stato di deperimento irreversibile dei tessuti non correggibile con la sola dieta
Questo stato catabolico può spiegare l'affaticamento, l'instabilità del peso, la riduzione della funzione muscolare e il lento recupero dopo lo sforzo.
- Microbioma intestinale e interruzione della permeabilità
Molteplici forme di test intestinali hanno dimostrato:
- Elevato numero di specie di Streptococco e di altri batteri patogeni e basso numero di batteri benefici (Lactobacillus, Bifidobacterium).
- Segni di SIBO (Sovracrescita batterica del piccolo intestino)
- Elevazione della zonulina, un marcatore di permeabilità intestinale ("leaky gut")
Queste interruzioni possono portare a:
- Aumento della sensibilità alimentare
- Malassorbimento dei nutrienti
- Sintomi gastrointestinali cronici
- Ulteriore reattività immunitaria attraverso l'asse intestino-cervello-immunità
- Coagulazione e stress vascolare
La PACVS si presenta spesso con:
- D-dimero lievemente elevato
- Irregolarità delle piastrine o della fibrina
- Sintomi di infiammazione microvascolare, tra cui bruciore, formicolio o pressione sul petto
La proteina spike persistente o gli autoanticorpi possono colpire le cellule endoteliali vascolari, contribuendo a un'alterazione della circolazione e a una disregolazione della coagulazione.
- Disfunzione autonoma e parasimpatica
Un segno distintivo della PACVS è lo squilibrio autonomico, che comprende:
- Frequenza cardiaca a riposo elevata
- Intolleranza al calore
- Sensibilità agli integratori o ai fattori scatenanti ambientali
- Sintomi che imitano l'ansia o l'overdrive simpatico
Ciò può essere dovuto a:
- Effetti della proteina Spike sui recettori nicotinici
- Perdita del tono parasimpatico, che normalmente smorza l'infiammazione
- Autoanticorpi che hanno come bersaglio i principali recettori di segnalazione autonomica
La PACVS sembra essere una risposta sindromica innescata dall'esposizione prolungata a elementi biologici correlati al vaccino, soprattutto da piattaforme di mRNA. È associata a:
- Persistenza della proteina Spike
- Assorbimento del DNA plasmidico da parte delle cellule immunitarie
- Autoimmunità e disfunzione a livello recettoriale
- Insufficienza energetica mitocondriale e catabolismo tissutale
- Interruzione del microbioma e permeabilità gastrointestinale
- Squilibri della coagulazione e stress microvascolare
- Disregolazione del sistema nervoso e crolli post-sforzo
Sebbene non sia ancora formalmente classificato nei manuali diagnostici, un numero crescente di medici e ricercatori riconosce questo modello e utilizza test immunitari, mitocondriali e intestinali per documentarne l'impronta biologica.

